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Amsterdam, weekend nel cuore della nightlife

giovedì 20 ottobre 2011
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Piazze e strade, latterie-discoteca e club di design, cene con cabaret e cockail party in battello. Con l'arrivo del Dance Festival la capitale olandese si scopre epicentro europeo del divertimento. E ogni location è buona per lanciarsi nel ritmo della notte. La Mecca europea della musica e della nightlife si chiama Amsterdam. Che per una settimana, durante l'Amsterdam Dance Event, dal 19 all 22 ottobre, diventa il palcoscenico mondiale del divertimento, della musica e del dj-set del momento. 

SERATE GLAM-POP
Festival a parte, qui ogni occasione è adatta per lanciarsi in pista. E dedicare anche un breve weekend alle danze scatenate. Da dove partire?
Bussate al civico 74 e forse vi sarà aperto. Dipende dalla simpatia che saprete ispirare a Tim, il barman più famoso di Amsterdam. Nessuna insegna, solo una grande vetrata nera, la porta di un appartamento qualunque e il campanello, da suonare per entrare al Club 74 di Reguliersdwarsstraat, il cocktail bar più trendy della città, riservato a una clientela chic e sofisticata di trenta e quarantenni, che vogliono bere scegliendo dal menu Mappamondo e stare in compagnia sui divanetti, accerchiati da ritratti psichedelici di nudi alle pareti. È il locale che va di più al momento insieme al Jimmy Woo, un club premiato dalla qualità della sua musica e il design degli arredi (come il gigantesco letto ottocentesco al centro della pista): le star mondiali del pop, in città per un concerto, passano sempre di qui per salire sulle nuove onde musicali. La notte più glam batte anche tra le pareti rosse di Suzy Wong: stile asian fusion, lampade ottomane, piante di bambù e i martini al gusto di mela. Sono le atmosfere giapponesi, ma anche un po' newyorkesi, a caratterizzare Geisha; mentre è uno stile vintage, un po' rock nostalgico, quello del De Nieuwe Anita, dove tutto, tranne il cibo, è di seconda mano. I cocktail più choc sono però quelli serviti in coppe d'argento al Vesper Bar, come il Mint Julep o il Pornostar Martini alla vaniglia, vodka, passion fruit e Prosecco. E poi, ecco il Lizboa, una nave-bar sui canali, dove ascoltare concerti jazz o musica latino americana prima di andare a provare l'ebbrezza dell'Air, la discoteca aperta da poco sulle ceneri del club It e già amatissima dai più giovani.  

IL RITMO D'AUTORE
Per seguire le band del momento, il posto migliore si chiama Melkweg. In questa ex latteria funzionano anche un cinema, in cui sono proiettati solo film d'autore, un teatro d'avanguardia e una sala video in cui i filmmaker si sbizzarriscono nel proiettare le loro creazioni più curiose; mentre il mercoledì sera è tutto per i ritmi più caldi del Caribe. A non tramontare mai è il Paradiso, una chiesa sconsacrata che ospita nella navata, durante il weekend, i concerti delle band off di Amsterdam. Più sofisticato, invece, lo spettacolo che va in scena nel bar dell'Hotel Arena: dal funky asian alla noche loca, il ritmo è sempre adrenalinico. Decisamente più rilassato il Supperclub, dove si cena sui triclini degli antichi romani e lo staff, tra una portata e l'altra, si esibisce in performance di cabaret, recitazione e canto, mentre al pianterreno si balla sino al mattino. Sono il menu pizzicato e sensuale arabo e quello della cucina francese ad attirare, invece, al Bo Cinq: mattoncini rossi alle pareti, arredo minimal, tanti designer e artisti di talento ai tavolini. Il posto giusto per incontrare gente interessante e cosmopolita. La stessa che frequenta il Bungalow 8, un open space stile Chicago Anni 30 con vista sulla città.

PERFORMANCE A TUTTA MUSICA
Più alternative sono le serate organizzate nei palazzi destinati a essere demoliti, che la municipalità, per evitare vengano occupati dagli squatter, dà in gestione a gruppi di ragazzi. È così che vengono aperti club per concerti all'ultimo piano di ex fabbriche o di case mercantili secentesche un po' decadenti, ma in assoluta sicurezza, da scoprire sfogliando la rivista Time Out. Per divertirsi e godere della vista della città da una prospettiva unica, ci sono i cocktail boat party sui canali, per i quali Amsterdam va pazza: si prenota un piccolo natante in legno con capitano, per esempio il Paradis Private Boat, e si pasteggia a champagne e olive passando sotto i ponti del Singel e dell'Amstel, tenendo la musica alta, per poi sbucare all'IJhaven e cenare all'Hannekes Boom, un ristorante terrazza tra le architetture avveniristiche dell'eastern dock island (Dijksgracht 4l; da 23 euro). A piedi, sull'altra sponda del fiume, è difficile resistere alla tentazione di entrare al Muziekgebouw, per assistere a uno dei concerti di classica, sinfonica, jazz, canto e pianoforte (lo si può fare anche stando in piedi nei palchi oppure seduti a terra intorno al palcoscenico), o anche solo per ammirare questa concert hall disegnata da 3XN Amsterdam, dove il palcoscenico e la distanza tra performer e pubblico cambiano a seconda del tipo di spettacolo proposto. E poi, ovviamente, non mancano i classici, come il Royal Theater Carré, che nella seconda metà dell'Ottocento era un circo di legno in cui si esibivano, appunto, i Carré, celebre famiglia di funamboli. Ora ospita le maggiori produzioni di balletto, musica sinfonica, prosa e teatro drammatico: al quarto piano, prima delle rappresentazioni, gli spettatori sono soliti cenare, godendo di una bella vista sull'Amstel. In questo caso, per entrare, non bisogna bussare.

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fonte: sole24ore viaggi 
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Riga, anseatica e Nouveau

martedì 18 ottobre 2011
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Alla scoperta della capitale lettone, originale mix di tradizioni germano-nordiche e di estetica della Parigi dell'Ottocento. Un dedalo di viuzze medievali popolate da edifici in colori pastello, grandi viali alberati affiancati da imponenti palazzi ottocenteschi (è da qui che forse nasce la "Parigi del Baltico") ma soprattutto una versione assolutamente originale dell'Art Nouveau, che arricchisce la parte Nord-occidentale del centro storico, e ha fatto guadagnare a Riga il riconoscimento dell'Unesco. I palazzi progettati per la stragrande maggioranza da Mikhail Eisenstein, padre del grande regista Sergei (La corazzata Potëmkin), sono infatti "Patrimonio dell'Umanità" dal 1997, unitamente all'insieme del centro storico di Riga. Che è quanto mai vario, e affascinante.

Una passeggiata per la capitale della Lettonia - molto più a portata di mano grazie alle linee aree low cost, e a poche ore di navigazione da Stoccolma - può partire dalla cattedrale, nel cuore del centro storico, costruita nel XIII secolo e poi modificata fino al XVIII secolo. Al suo interno è custodito uno degli organi più grandi del mondo, costruito alla fine del XVI secolo; bellissime anche le vetrate. Dietro la cattedrale, un particolare che può essere notato solo da un italiano: il ristorante di Albano Carrisi, che si chiama, guarda un po', "Felicità". Si mangia e si beve rigorosamente italiano, la materia prima arriva dalla tenuta dei Carrisi, in Puglia. E anche la musica è d'importazione: fra una portata e l'altra si ascoltano le canzoni più celebri del cantante.

Davanti alla cattedrale, ma ovunque per la città, si vendono collane di ambra. La Lettonia è chiamata la terra dell'ambra: il commercio di questa resina fossile, è stato praticato sin dall'antichità, attraverso le vie commerciali che univano il Baltico con le regioni del Mediterraneo, fino all'Antica Roma e all'Egitto. A Riga i prezzi sono bassi, e i gioiellieri esperti: si trova di tutto, dalla collanina artigianale a 5 euro fino ai pezzi di grande valore e originalità.

Per la Città Vecchia si parla di architettura anseatica, dal nome della Lega che ha unito dal medioevo fino all'inizio dell'età moderna le principali città del Nord Europa (tra Germania, Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, fino alla Russia). Del fiorente passato mercantile della città ci sono diverse testimonianze, a cominciare dalla Grande Gilda, a pochi passi dalla Piccola Gilda, antiche sedi delle corporazioni. Di fronte ai due palazzi si può notare un edificio giallo conosciuto come "Il Gatto nero", esempio affascinante di architettura art nouveau ma anche ricordo di un curioso episodio. Narra la leggenda che il proprietario dell'edificio, bandito dalla Grande Gilda, per vendicarsi sistemò sul tetto la scultura di un gatto con la parte posteriore rivolta verso la Gilda. Ma la corporazione fece causa, ottenendo che il gatto nero venisse girato dall'altra parte...e lì è ancora oggi.

Sede di mercanti, ma di un gruppo particolare di commercianti scapoli, che avevano per patrono San Maurizio, la Casa delle Teste Nere. Nella stessa piazza anche il Municipio. Nella città antica da non perdere il Museo di arti decorative e applicate, che espone un'ampia ed eterogenea collezione di pezzi che vanno dai tessuti agli oggetti di vetro, e un museo completamente diverso, il Museo dell'occupazione della Lettonia, una struttura grigia e moderna, che ricorda il passato triste, le occupazioni vissute nel modo peggiore dalla città, e cioè quelle dei nazisti e dei sovietici.

Parlando di musei, c'è anche il museo etnografico all'aperto, che si trova a dieci chilometri da Riga, tra le foreste di sempreverdi che si affacciano sul lago Jugla. Il museo è composto da circa 90 edifici tradizionali, originali (smontati e poi ricostruiti sul posto), delle antiche comunità lettoni, principalmente di tipo rurale: fattorie, mulini a vento, capanne di pescatori e chiese. Uno degli edifici più rilevanti è probabilmente la chiesa luterana in legno, risalente al Diciottesimo secolo.

Una visita di Riga non può naturalmente non comprendere le vie nelle quali c'è la maggiore concentrazione di edifici di art nouveau, e cioè Elizabetes iela e Alberta iela. Figure egiziane, mascheroni, personaggi mitologici. Ci sono anche due piccoli musei, nello stesso edificio: il primo è dedicato proprio all'Art Nouveau, è accuratamente arredato con mobili e accessori dell'epoca. Il secondo, al piano superiore, è dedicato al pittore Janis Rozentals, che vi abitò a lungo, ed è una figura molto importante nella pittura lettone. Passando dalla città vecchia alla parte ottocentesca va vista assolutamente la suggestiva statua della libertà dello scultore lettone Kârlis Zâle, eretta nel 1935 durante un breve periodo d'indipendenza tra le guerre. Il monumento è alto 42 metri. 

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fonte: repubblica viaggi  
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Orta, un lago da leggenda

lunedì 17 ottobre 2011
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Un fine settimana sullo specchio d'acqua a ovest del Verbano. Dal borgo alla vicina isola di San Giulio e al sacro monte dedicato al "salvatore" dell'area. In assoluto relax. Palazzi eleganti di origine seicentesca, loggiati che danno sui giardini interni delle case, balconi in ferro battuto. Così Orta San Giulio si presenta ai visitatori. Un agglomerato di case e botteghe che cattura lo sguardo dei turisti che, soprattutto nei mesi estivi, giungono da ogni parte del mondo per passare qualche giorno di vacanza al lago. Se non amate la folla e potete concedervi un weekend di riposo, il mese di ottobre è il periodo ideale per godere appieno di questa zona della provincia di Novara. Potete raggiungere Orta sia in auto, percorrendo la A26 uscendo a Borgomanero o ad Arona, sia in treno, scendendo alla stazione di Orta Miasino.

Nel centro del paese è vietato utilizzare l'auto che va parcheggiata alle porte. Per organizzare la vostra visita potete iniziare la passeggiata nel centro storico, percorrendo i vicoli e le stradine vivacizzate da botteghe artigiane, negozi di antiquariato, ristoranti e locali, fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria Assunta da cui si può godere di una meravigliosa vista sul lago. Proseguendo a piedi lungo la scalinata della chiesa potete raggiungere facilmente Piazza Motta, la principale del paese, sede del Palazzo della Comunità. Dal centro, fino a metà ottobre, potete raggiungere l'isola di San Giulio, utilizzando il servizio di navigazione del lago che organizza trasferimenti da Orta a partire da 2 euro e 20 a tratta. Nei mesi invernali, fino a marzo potete comunque raggiungere l'isola noleggiando un battello.

Secondo la leggenda sembra che quest'isola, distante circa 400 metri dalla riva di Orta, un tempo fosse uno scoglio abitato da serpi e mostri, fino a quando nel 390 vi approvò San Giulio attraversando le acque del lago sul suo mantello. Giunto sull'isola sembra che fondò una chiesa nella quale volle essere sepolto. Da vedere la suggestiva basilica romanica, il monumento più importante del luogo. Edificata, intorno alla metà dell'800, sulla più antica chiesa fondata da San Giulio, dell'edificio originario oggi rimane l'abside maggiore mentre le navate risalgono al X e XI secolo.


Dopo aver visitato la basilica potete proseguire seguendo la "via della meditazione e del silenzio", la stradina principale che percorre l'intera isola. Così potrete ammirare il Palazzo dei Vescovi e l'Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, un convento dove le monache di clausura dedicano la giornata alla preghiera. L'isola oggi è quasi disabitata e le case, un tempo abitate dai canonici, sono residenze estive private. Dopo aver visitato l'isola potete concludere il vostro itinerario dirigendovi verso un altro punto panoramico.

Il Sacro Monte di Orta è un complesso devozionale eretto tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Fa parte dei Sacri Monti prealpini in Piemonte e Lombardia ed è considerato patrimonio Unesco. A differenza degli altri, quello di Orta è l'unico dedicato ad un unico Santo. Venti cappelle in tutto che raccontano miracoli e momenti importanti della vita di San Francesco d'Assisi. Inserito nella Riserva Naturale Speciale omonima, è raggiungibile anche a piedi percorrendo un sentiero che parte da Piazza Motta.
 
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fonte: repubblica viaggi 
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Grado. La laguna di Pasolini

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Idee per un weekend nell'affascinante area marina dell'estremo Nord-est. Tra memorie del passaggio del grande scrittore, edifici storici e boreto. Il posto piaceva molto a Pier Paolo Pasolini: un "casone" (le umili abitazioni dei pescatori, in legno e canne palustri, intessute secondo una tecnica antichissima) piantato in mezzo alla laguna, circondato dall'acqua, isolato e fuori dal mondo. Lo scrittore e regista se ne era innamorato così tanto (è detto di Mota Safon) da girarci alcune scene della Medea (nel 1969). Qui era solito rilassarsi, dopo essere stato a fare un giro in barca, anche se, pare, soffrisse il mal di mare. Qui si fermava a leggere o a pensare, avvolto dal silenzio, persistente e penetrante, quasi sacro, interrotto solo dal volo di un gabbiano.

Pasolini amava molto la laguna gradese (da cui affiorano lingue di sabbia, isole e isolette), le reti dei pescatori mollemente lasciate ad asciugare, così come amava la cittadina di Grado. Aveva scritto (La Lunga Strada di Sabbia): «Grado è a due passi, appena oltre Aquileia, oltre il nuovo sottile ponte, piatto tra le piatte isole, la piatta acqua lagunare. Il grigio-azzurro del suo cielo e il verde dei suoi alberi friulani, il vermiglio e il cobalto attutiti del suo porticciolo, e l'oro dei capelli della sua gioventù, ne fanno un luogo dell'anima».

Si dice, però, che non amasse molto mangiare il Boreto, il piatto della tradizione (piatto povero della cucina dei pescatori), una zuppa di pesce fatta di orate, cefali, palombi che non si erano venduti al mercato (perché magari mangiucchiati dai granchi), pepe nero, aglio e olio, rigorosamente di semi. Per i gradesi doc è, invece, insuperabile, tanto che da anni ormai, l'autunno da queste parti è nel segno del Boreto a la Graisana (alla gradese). Per tutto il mese di ottobre e novembre il famoso piatto diventa il protagonista dell'omonima rassegna gastronomica, un grande kermesse che vede tutti i ristoranti del castrum
, ovvero di quelli all'interno o adiacenti le antiche mura della città lagunare e della laguna cimentarsi nelle varie reinterpretazioni di questa pietanza antica (le origini riportano indietro a molti secoli fa, già prima della grande avventura di Cristoforo Colombo, in quanto non è cucinato con il pomodoro, segno che ancora non si conosceva questo ortaggio), caratterizzata da pochi ingredienti e da una semplice preparazione.

Per assaggiare il boreto cucinato ancora alla "maniera della nonna", accompagnato da polenta bianca e tramandato di generazione in generazione, si deve andare al ristorante "Ai Ciodi", proprio sulla isola di Anfora, poco distante di quella di Pasolini (oggi trasformato in un "casone museo" dall'Associazione Graisani de Palù). Il ristorante è raggiungibile solo via acqua (si può prendere un taxiboat dal porticciolo, eleganti e pure coperti per riparare dal vento) ma ne vale la pena: Cristiano Tognon prepara questa bontà gastronomica come i suoi nonni, nella pentola pesante (oltre 3 chili) chiamata "laveso", interamente in ghisa per mantenere il calore.

Dall'acqua alla terraferma. Grado affascina anche per il centro storico (sorge in corrispondenza dell'antico Castrum Romano), un intricato intreccio di strette viuzze, piazzette che ricordano i campielli veneziani e piccole arcate che si tendono tra le abitazioni, dove spesso Pasolini passeggiava mano nella mano con la Callas, tra le graziose case con i camini in pietra arenaria e di mattoni che si ergono imperiosi sui tetti rossi.  La soprano aveva interpretato Medea, un fatto straordinario se si pensa ai costanti rifiuti che la cantante aveva espresso di fronte alle tante richieste di molti altri registi famosi. Ed invece con il grande intellettuale nacque un'affettuosa amicizia.

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fonte: repubblica viaggi
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Rio, gli 80 anni del Redentore

giovedì 13 ottobre 2011
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Inaugurato nel 1931, il simbolo della metropoli carioca divenne subito icona trasversale, religiosa e no. Dal 2007 è "meraviglia del mondo".
Compie ottant'anni, ma è in piena forma, anzi. La sua parabola è in ascesa continua. Il Cristo Redentore, la statua che domina Rio de Janeiro dai 710 metri del monte Corcovado, icona della metropoli carioca come e forse più dello stesso Pan di Zucchero, che guarda dall'alto in basso, e delle stesse spiagge universalmente note e ambite di Copacabana e Ipanema. Un'immagine che domina la città.

Nella nottata italiana (la sera in Brasile) di un non casuale 12 ottobre, si è svolta una messa celebrativa, tenuta dall'arcivescovo di  Rio Orani Tempesta. L'apogeo di un programma di celebrazioni durato un mese. L'iconica statua, alta 39 metri e pesante 1.100 tonnellate, fu costruita nell'arco di 9 anni, cinque dei quali impiegati a collocare, sulla struttura portante di cemento armato, i minuscoli triangoli di pietra saponaria voluti dal suo progettista, l'ingegnere Hector da Silva Costa, che si avvalse dell'opera del celeberrimo collega francese Albert Caquot, per renderlo più resistente alle intemperie. L'idea di collocare un'immagine sacra sul monte che domina il Parco nazionale della Foresta Tijuca, la famosa foresta pluviale "urbana" che costituisce una delle tante meraviglie di Rio, risaliva però alla seconda metà dell'Ottocento.

Il redentore fu un instant cult, tanto che l'impianto di illuminazione della cerimonia di inaugurazione venne allestito da un certo... Guglielmo Marconi. Da allora molti nomi illustri vi si sono fatti immortalare, da Lady Diana al Dalai Lama, da Obama a Bono Vox. Papa Wojtila ci andò in visita nel 1980, mentre Benedetto XVI è atteso nel 2013. Nel suo eterno pellegrinaggio tra l'originario significato religioso (il Cristo che allarga le braccia a benedire e proteggere la città) e la sua immagine di simbolo turistico e persino di icona pop (i pubblicitari se lo contendono per spot di ogni genere, di recente è stato illuminato di rosa per promuovere una campagna di prevenzione del cancro del seno), il Redentore è stato promosso tra le nuove 7 meraviglie del mondo nel 2007, nonostante i giudizi della critica "dotta" siano spesso tutt'altro che lusinghieri. L'anno precedente, l'arcidiocesi di Rio vi aveva creato e consacrato, all'interno del piedistallo, una piccola cappella che da allora consente di celebrare matrimoni e battesimi là. Il sito, comunque, attira 4mila visitatori al giorno, molti dei quali vi arrivano con un treno, che parte dalla metropoli: la ferrovia fu progettata dal primo imperatore del Brasile, Pedro I, e dal figlio, Pedro II, e in funzione dal 1884. E sulla montagna del Corcovado, la vista sulla foresta e sul Pan di Zucchero è davvero da brivido, e non basta il tipico scenario di negozi turistici a scalfirne l'impatto emotivo.

Popolare com'è, il Redentore ha attirato imitazioni e cloni. L'ultimo, eclatante, sovrasta Lima dal giugno scorso. Ma, come è facile immaginare, pochi, al di fuori del Perù. 

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Göteborg, pesca all'astice sul Mare del Nord

martedì 11 ottobre 2011
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Affiancare pescatori esperti in una battuta di pesca. Gustare crostacei e molluschi freschissimi nei piccoli paesini della costa ovest. O provare la cucina innovativa della seconda città della Svezia. Sono alcune delle tappe di questo fly and drive in uno dei tratti più caratteristici della Scandinavia. Per veri appassionati dei piatti di mare.
Magnifici Cinque sono loro: astici, ostriche, cozze, gamberi, scampi. Ovviamente serviti in tavola, sempre freschissimi. Ed è proprio l'autunno la migliore stagione di pesca sulla Costa Occidentale della Svezia, angolo di Scandinavia conosciuto per l'eccezionale qualità dei crostacei e del pesce che viene dalle gelide acque del Mare del Nord. Per cimentarsi nella pesca e gustare al meglio queste prelibatezze il posto giusto è Göteborg e la sua costa, il Bohuslän, punteggiata da 8mila isolette di granito.

Infinite le combinazioni di viaggio possibili. E il fly & drive qui proposto, con molti tratti da fare in traghetto, è riservato agli amanti di crostacei e molluschi ed è anche il modo migliore per scoprire in libertà l'intera regione e gustare le sue specialità. Qui la pesca all'astice quest'anno è stata aperta il 26 settembre e in molti paesini fino a tutto novembre si organizzano tour e safari all'astice, battute di pesca di cozze, gamberi e ostriche. Durante le escursioni, si aiutano gli esperti pescatori locali a catturare i crostacei dalle profonde acque limpide, si mangia nelle trattorie tradizionali e si soggiorna in semplici alberghi nei villaggi di pescatori nei quali si approda.

Tra i luoghi e gli appuntamenti da non perdere Grebbestad, zona da dove arrivano il 50 per cento di tutti gli astici svedesi e circa il 90 per cento delle ostriche, la Festa degli astici a Lysekil e la cena
all'astice di quattro portate nel paesino Fiskebäckskil, presso il ristorante Brygghuset Krog a 10 minuti di traghetto da Lysekil.

Safari all'astice sono organizzati anche nel Parco Nazionale Marino Kosterhavet sull'isola di Sydkoster. Qui si può partecipare a numerose attività: safari di avvistamento della foca, safari all'astice, gite in bicicletta, escursioni in RIB-Speedboat. I più romantici possono invece trascorre una notte nell'hotel galleggiante Salt & Sill sull'isola di Klädesholmen, il cui ristorante propone una cena a lume di candela a base di aringhe e astice.

Questo tour non può che finire in bellezza a Göteborg, città molto piacevole e tranquilla dove la maggior parte di monumenti, negozi e ristoranti è raggiungibile a piedi. La seconda città svedese si è
inoltre conquistata un'ottima reputazione a livello internazionale per la cucina innovativa a base di prodotti locali e, naturalmente, in questo periodo dell'anno, a base di crostacei e molluschi. Da non
perdere in città, per acquistare o anche solo ammirare queste prelibatezze, il mercato del pesce Feskekörka, letteralmente "chiesa del pesce". Costruito nel 1874, ospita i migliori pescivendoli della
zona. E chi volesse anche gustare queste prelibatezze locali, due indirizzi imperdibili: il ristorante Gabriels Fisk, gestito da Johan Malm, esperto conoscitore di ostriche e Heaven 23, ristorante e skybar dell'hotel Gothia Towers, celebre per il panino ai gamberetti piú grande del Paese.

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Capolavori d'Italia. A ingresso libero

venerdì 12 agosto 2011
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Musei tradizionali e collezioni eccentriche, parchi naturali o archeologici, chiese ed eventi mondani. Guida ai piccoli e grandi gioielli fruibili gratis. Dalle Dolomiti alla Sardegna.
Scriveva Cesare Pavese nel lontano 1940 che "le cose gratuite sono quelle che costano di più. Come? Costano lo sforzo per capire che sono gratuite". In tempi difficili, dove tutto sembra essere riservato a chi ha voglia di pagare un biglietto d'ingresso - anche l'accesso a un tratto di mare, una passeggiata sui sentieri di un parco nazionale o la visita a una chiesa - ci sono ancora cose curiose e divertenti che si si possono fare gratis. Panorami, musei, opere d'arte, suoni, versi poetici, odori ed emozioni a costo zero, particolarmente gradite in questi tempi magri. Per scovarli basta aprire gli occhi, consultare il materiale informativo fornito dalle diverse aziende di promozione turistica, consultare le pagine locali dei quotidiani, guardare il manifesti lungo le strade e magari farsi aiutare da un recentissimo libro di Isa Grassano che consiglia "101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita". Ecco 10 nostre scelte.

C'è Sant'Arcangelo di Romagna, interessante borgo nell'entroterra della Riviera romagnola.  Qui è davvero piacevole passeggiare tra le botteghe artigiane del centro storico, le incantevoli viuzze, i palazzi storici e le piccole case colorate del borgo medievale. La meta più curiosa ed economica (ingresso libero) è il Museo del Bottone che raccoglie migliaia e migliaia di bottoni che hanno allacciato e slacciato i più sofisticati abiti del mondo. Tutti inseriti e cuciti con estrema cura e creatività in apposite cornici: minuscole opere d'arte, che attraversano tre secoli di storia, dal Settecento a oggi. Non si spende nulla anche per ammirare l'opera d'arte ideata da Tonino Guerra e situata all'ingresso del parco cittadino.  È  costituita da due splendide fontane: il "prato sommerso" e i "fiori di pietra" aventi come sfondo le mura e l'imponente Rocca Malatestiana.

Anche l'ingresso alle chiese quattrocentesche, al convento francescano e al bel parco comunale di Gualdo, in provincia di Macerata, è completamente gratuito. Luoghi ricchi di opere d'arte, bassorilievi e tele, che si raggiungono passeggiando per i vicoli del centro storico di questo borgo situato a 650 metri d'altezza, nel verde dei Monti Sibillini. Ma Gualdo non è solo terra d'arte, nei piccoli caseifici della zona nascono alcuni dei più prelibati formaggi italiani che si mettono in mostra nella manifestazione Formaggi d'Autore che tutti gli anni richiama nel borgo marchigiano le eccellenze casearie italiane.

Per avere Roma ai propri piedi non è necessario spendere un soldo. Basta salire in cima al Vittoriano che svetta in piazza Venezia e custodisce il Milite Ignoto, all'interno dell'Altare della patria (una tomba con i resti di un soldato senza nome, per ricordare gli uomini  morti durante la prima guerra mondiale che non hanno potuto avere una degna sepoltura). Si entra gratis anche al vicino Museo centrale del Risorgimento, che conserva, insieme a documenti su Mazzini e Cavour, cimeli legati a Garibaldi: i pantaloni che indossava quando sbarcò a Marsala, il proiettile con cui fu ferito a una gamba in Aspromonte, le camicie rosse dei Mille (L'ascensore, però, si paga).

Non è il celebre Far West ma la zona dei Calanchi, nei pressi di Matera, non ha nulla da invidiare ai paesaggi resi famosi da migliaia di pellicole e dai fumetti di Tex Willer. Già descritti da Carlo Levi nel suo celebre Cristo si è fermato a Eboli, utilizzati come location da registi, come Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Tornatore, Lina Wertmüller e Francesco Rosi, si visitano - gratuitamente - partendo dal borgo di Aliano, arroccato su un profondo costone di argilla.

C'è un'antica autostrada che si percorre, nei suoi 712 chilometri, senza pagare il pedaggio. È l'Appia Antica, che collega Roma con il porto di Brindisi. Costruita oltre 2300 anni fa offre scorci meravigliosi, come quelli che si trovano nel parco alle porte di Roma, con monumenti celebri come il tempio del dio Rediculo, la tomba di Cecilia Metella, il ninfeo d'Egeria e San Urbano. Il viaggio senza pedaggio si conclude a Brindisi, nei pressi della colonna romana alta 18 metri che, posta nel punto più alto della città, guarda verso il mare. Chi ha voglia di pedalare può percorrere in bicicletta il tratto sterrato di circa 5 chilometri (unica parte ancora visibile della via Appia) tra  Mesagne e Latiano, in Puglia. 

Ingresso gratuito anche nella splendila basilica di San Nicola a Bari, una delle più alte espressioni dell'architettura romanica-pugliese.  Vista da fuori sembra un castello con quattro torri, nella cripta conserva  le spoglie del e  ben ventisei colonne  - tra le quali una in marmo rosso, protetta da un'inferriata, che pare sia stata collocata dal santo stesso - sorreggono la volta a crociera. Nei pressi della copertura della tomba trasuda la "manna", una sorta di acqua di particolare purezza, ritenuta miracolosa da molti cattolici e ortodossi.  Ingresso libero anche al percorso-belvedere pedonale dell'antica muraglia medievale, da dove si osserva la vita nel porto.

La migliore  liquirizia nasce in Calabria, dove le piante crescono spontanee lungo il litorale. Lo afferma l'Enciclopedia Britannica e lo si scopre al Museo della liquirizia "Giorgio Amarelli", di Rossano Calabro, dedicato alla gustosa pianta dalle radici tanto lunghe che, secondo una leggenda, pare arrivino fino all'inferno. Si entra - ovviamente gratis - all'interno di un edificio quattrocentesco, ingentilito da decori secenteschi e impregnato del profumo di agrumi dell'annesso giardino, e si inizia un piacevole viaggio nella storia della liquirizia e della sua lavorazione.

Come in tutti i safari bisogna avere un po' di fortuna per incontrare i cavallini che galoppano liberi nella Giara di Gesturi, in provincia di Oristano. Ma una volta avvistati l'emozione è grande: calpestano il terreno quasi danzassero un flamenco e l'eco dei loro zoccoli risuona a lungo nelle orecchie. Sono gli ultimi cavalli selvaggi d'Europa, bassi di statura e simbolo della Sardegna provengono da un incrocio tra il cavallo e il pony e vivono liberi,  in gruppi di cinque o sette, tra  capanne dei pastori e nuraghi su questo altipiano, che ricorda i paesaggi africani.

Le principali località dell'Alta Badia, in Alto Adige, non si limitano a regalare - per ora ancora completamente gratis - gli spettacolari panorami sulle Dolomiti ma, dall'1 al 19 agosto, invitano i visitatori a scoprire il piacere di una salutare passeggiata fino a un rifugio alpino, per ascoltare le voci degli ospiti dell'happening letterario Un libro, un rifugio. Alla rassegna, aperta dall'attrice e scrittrice Carla Signoris, partecipano Margareth Mazzantini, Sergio Castellitto, Gioele Dix, Beppe Severgnini, Gian Antonio Stella, Mauro Corona, Sergio Romano, Isabella Bossi Fedrigotti e molti altri. Senza dimenticare che una sosta in rifugio permette di assaporare - questa volta pagando - i sapori della tipica cucina altoatesina.

A Livigno, il piccolo Tibet lombardo, c'è uno strano museo all'aria aperta. Le opere esposte nascono in inverno, dalla manifestazione Art In Ice che accoglie artisti provenienti da tutto il mondo, invitati a creare le loro effimere sculture di ghiaccio. In estate le opere d'arte sono state rimodellate dai raggi solari, prendono nuove insolite forme fino quasi a scomparire. Sono gratis anche le passeggiate lungo i sentieri che attraversano le montagne circostanti,  mentre con un modesto biglietto d'ingresso si visitano i laboratori di produzione della Latteria cooperativa.  

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fonte: repubblica viaggi
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